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Un viaggio alla scoperta della rossa milanese

Compie 50 anni, ed è molto più moderna ed attuale di tanti ventenni. E’ una bellissima ed affascinante signora, curata nei dettagli, che dimostra vent’anni in meno.. Ve ne siete mai accorti?
Siamo stati alla mostra della Fondazione Franco Albini in una visita guidata nello storico studio dell’architetto che realizzo’ la metropolitana di Milano M1.

50 anni fa Franco Albini, Franca Helg e Bob Noorda disegnarono la metropolitana rossa di Milano.  Questa mostra è un tuffo indietro nella storia a scoprire idee, progetti e scelte che fanno questa linea un esempio di innovazione in tutto il mondo.

Ci siamo andati per curiosità, per ripercorrere la sua storia nello studio dell’architetto che ha curato il disegno interno della metropolitana milanese cinquanta anni fa. Una storia appassionante, che riporta ai tempi di IBM, di Olivetti e di Fiat, quando la cura del particolare e l’attenzione artigianale tutta italiana faceva scuola nel resto del mondo veniva applicata innanzitutto alle opere pubbliche.
E così si scopre che una volta terminato il lavoro costruzione, sempre basato su tecniche innovative tutte Lombarde, ed individuata dopo anni di proposte la giusta soluzione; il Comune di Milano lanciò una operazione di crowdfunding. Grazie alla partecipazione  dei cittadini, poi delle banche e delle aziende prese vita il cantiere che costruì, ad una bassissima profondità la prima tratta della linea rossa.
Rossa, come il logo di Milano, rossa e bianca, con designer, architetti e professionisti che si sono trovati a risolvere il problema di rendere vivibile e gestibile quel nuovo ambiente sotterraneo, che i milanesi non avevano mai visto o vissuto, ambiente che allora era presente solo in 57 città (contro lo oltre 200 di oggi).

E la prima cosa che stupisce è come 50 anni fa si sapesse applicare maestralmente il lavoro di team, mettendo allo stesso tavolo tutti i professionisti coinvolti, obbligando il designer ad interagire con la fabbrica che forgiava (coi tubi del gas, più resistenti) i corrimano ad altissima sicurezza che ancora oggi conosciamo. Grazie a queste dinamiche, che oggi paiono essere sconosciute, sono nati oggetti che hanno fatto storia: dal portacenere rosso (che molti della mia età ricorderanno), che era bellissimo e talmente leggero che spesso veniva rubato, e che Kartel trasformò in un famoso porta ombrelli, al pavimento nero a bolle, ancora oggi una delle soluzioni (targata Pirelli) maggiormente utilizzate in tutto il mondo come soluzione anti scivolo ed affidabile per i luoghi pubblici e metropolitane.

Piccole pillole di storia dell’architettura, del design e della cultura artigiana dei tempi andati, questa la sensazione con cui esci alla fine della visita.
Le soluzioni hanno risolto e prevenuto qualsiasi problema: dalla modalità con cui accedere facilmente e rapidamente a qualsiasi tipo di impianto, con pannelli amovibili con colori opachi e che non creassero affaticamento visivo agli ospiti, alla distribuzione, altezza, numero e lettering del nome delle stazioni, per garantire che il passeggero ne potesse fruire da qualsiasi punto di vista (un po’ come lo sguardo della Gioconda, per capirci).

Percorso intenso ed emozionante, che per primo consiglierei di provare a quanti oggi sono chiamati a fare scelte che ricadono giornalmente sull’umore e sul benessere dei cittadini che quagli ambienti devono viverli. Sembra un dettaglio banale, ma anche la scelta di colori (talvolta sgradevoli, come il marrone dei soffitti delle gallerie della rossa) è una scelta precisa, ponderata e studiata: non pareva un tipo da esitazioni, Franco Albini, visto che distruggeva tutti i materiali che non fossero parte del progetto definitivo, fino ai testi scritti.
Convinto che il percorso di condivisione e di confronto che aveva portato a quella scelta fosse l’unica cosa di cui valeva parlare e ricordare.  E luoghi sacri, come la sala comando, sono stati distrutti per lasciare spazio ad un supermercato, invece di diventare installazioni storiche meta di turisti e curiosi..
Aveva dannatamente ragione, basta rivedere l’elenco delle altre metropolitane che da allora hanno adottato le nostre come scelte da replicare e da riproporre. Il carattere con cui è scritto il nome su ogni stazione è diventato un font (Helvetica Noorda) e i consulenti che hanno disegnato e concepito tutto ciò sono stati chiamati nel resto del mondo a insegnarei come fare, togliendo i cartelli di cartone dalle stazioni di News York, sostituendole con lo standard disegnato da un architetto milanese, grazie al lavoro di squadra con un designer olandese e una marea di altri professionisti preparati, chiamati a progettare e lavorare in sinergia.
Lo sapevate che il corrimano è un tubo del gas e che la dimensione e forma sono stati fatti in quel modo per far si che la gente non si impigli  alla fine della corrimano?
E che Le luci sono tutte in neon e seguono il percorso del corrimano? Queste sono solo alcune delle accortezze usate e che nessuno di noi sa ma che hanno un valore e una storia.

Non solo progettando, ma analizzando e prevedendo ogni dettaglio di ciò che i cittadini (che quell’opera l’avevano pagata) si sarebbero trovati davanti.
Nel 1964 il lavoro di Albini, Helg e Noorda, viene addirittura premiato con il Compasso D’oro, “il più antico ma soprattutto il più autorevole premio mondiale di design”.

Abbiamo fatto scuola, e questa storia la puoi scoprire, quasi per sbaglio, se finisci in contatto con la Fondazione che ancora oggi si prende l’impegno di portare avanti questo messaggio e questa storia. E’ un pezzo di Milano, ammirevole la loro dedizione ed il loro impegno, ma la domanda è perchè tutto ciò non è parte di una mostra stabile in uno spazio dedicato, con tutti i pezzi di ciò che dobbiamo ripercorrere con la memoria (noi che l’abbiamo visto) su poche vecchie e piccole foto appese ad una parete?
E’ una domanda che difficilmente troverà risposta, rimane la curiosità di un milanese nello scoprire che ha viaggiato per vent’anni in un opera finanziata in crowfunding, innovativa e che è diventata la spina dorsale che movimenta ed anima la città senza saperlo, e la curiosità del cittadino che questa storia l’avrebbe voluta vedere a Venezia alla biennale, accanto ad olivetti, ibm e fiat, al museo della scienza e della tecnica, con un intero padiglione dedicato, e soprattuto all’Expo, quando la gente da tutto il mondo verrà a curiosare tra le cose interessanti che ci hanno resi famosi in tutto il mondo.
E una storia come questa varrebbe proprio la pena di raccontarla anche a loro, se voi potete andateci!
La mostra vi lascerà il segno, guardarete in modo diverso la metropolitana in cui viaggiate ogni giorno facendo attenzione ad ogni particolare e sapendo che ogni giorni viaggiate su un esempio di innovazione italiana di cui andare fieri.

La mostra è visibile su  prenotazione e la durata è indicativamente di un’ora.

Orari:
Mercoledì 17.30
Sabato 11 – 14.30 – 16.30
Domenica 14.30 – 16.30
Prezzo:
10 euro – Ridotto 7 euro (minori di 18 anni)
Per prenotazioni scrivere a
fondazionefrancoalbini@gmail.com

Marinella Scarico
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Responsabile editoriale. Consulente di comunicazione web, Google Ambassador e formatrice mi occupo di affiancare le aziende nel loro processo di crescita

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