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Come si inizia a rendere smart una città: secondo capitolo
27 Ottobre 2020

Come si inizia a rendere smart una città: piccolo vademecum per Amministratori Locali

Da qualche anno ci occupiamo di affiancare Sindaci e Pubbliche Amministrazioni nella scelta delle tecnologie e delle soluzioni migliori da adottare nei propri Comuni per migliorare la qualità dell’offerta turistica, la vita dei viaggiatori e semplificare la vita dei loro cittadini.

Molto tempo fa spiegavamo come mai fosse necessario, se non vitale, dotare le proprie aree urbane di free wifi: era condizio sine qua non indispensabile affinché il turista e il cittadino potessero utilizzare un domani i servizi. La connettività mobile non era così scontata (e ancora non la è) da garantire a tutti il diritto all’accesso alla Rete. Ben poco utile sarebbe stato avere mirabolanti servizi  fruibili online senza un sistema di accesso all’informazione, e da allora ne è passata di acqua sotto ai ponti.

In questi giorni ci troviamo ad affrontare la sfida: aiutare il Comune di  Imperia con un progetto per il supporto alla digitalizzazione delle aziende turistiche locali e la Pubblica Amministrazione, la prima che deve sfruttare al massimo le risorse messe a disposizione da questi processi. E’ un pezzo aggiuntivo del progetto che stiamo sviluppando e permetterà al Comune di amministrare al meglio la sua presenza e i suoi servizi come ha consigliato di fare alle aziende.
Tanto leggo sull’importanza di avere una Smart City e poco vedo come risposta alla semplice domanda che qualsiasi Sindaco (o suo delegato per la gestione turistica) dovrebbe porsi per prima:
Come si inizia a rendere smart la propria città? 

Non voglio illudere nessuno né passare per super esperto del tema (esistono fior di consulenti per processi avanzati) ma troppo spesso quello che non si fa, a partire da Milano che nel suo piccolo con il contributo dei Green Geek divenne la città con la rete wifi della PA più estesa d’Italia, è partire dalle basi: garantire il maggior accesso possibile alla risorsa e renderla interagibile più facilmente e nel miglior modo possibile al maggior numero di persone.
Per quanto abbia siglato e progettato per il Sindaco di Milano il sistema della condivisione delle reti wifi (si trattava di uno studio e analisi di prodotto che avevamo fatto per nostro interesse e condiviso con la città, studio fatto a più mani e con il contributo di tanti Green Geek come Michele Vianello, Paolino Madotto, Max Boni e tanti altri) non ho poi seguito i processi che hanno determinato la fruibilità e l’erogazione di servizi sulle reti wifi cittadine. Al tempo abbiamo condiviso il progetto con la comunità proprio perchè siamo convinti che sulle reti wifi possano esistere e funzionare servizi e oggi, ancor più tempo di Covid,  è tempo che le PA si organizzino per ottimizzare strutture e processi.
Questa guida ha l’obiettivo di condividere come noi digitalizziamo man mano le città. Un po’ di esperienza (tanta in realtà) l’abbiamo consolidata e il progetto di Imperia ci stimola  a condividerne la storia, i risultati e le modalità con tutti. Sta poi al lettore scegliere se farne buon uso, in autonomia, o richiedere il nostro supporto applicando i modelli che abbiamo messo in opera nei piccoli Comuni.


Fase 1: la formazione è alla base del successo di ogni progetto

Se c’è una cosa che ho imparato a partire dalla ricostruzione del Municipio di Ussita (2001, festeggiamo quest’anno il ritorno di Silvia Bernardini a Sindaco della stessa città che ci ha visti lavorare insieme con grandi risultati) è che una volta disegnato e strutturato il progetto prima che sia messo in campo si deve prevedere e pianificare la formazione mirata. E’ del tutto inutile investire in un processo tecnologico se non si pianifica di mettere ogni operatore nelle condizioni di utilizzare al meglio il sistema ed è vano l’investimento senza questa fase. La formazione, quindi, è fondamentale: mettetela a budget, affidatela a persone competenti e fate in modo che la prima volta che i vostri operatori vedranno il nuovo sistema ne abbiano una ben chiara idea. Formazione e adesione alle nuove soluzioni del personale sono due degli aspetti più sottovalutati in qualsiasi progetto di digitalizzazione: in realtà se si vogliono massimizzare i risultati va messo come primo punto.


Fase 2: trasformare l’interoperabilità di Google in uno strumento

Molto spesso nelle PA vengono introdotti o adottati strumenti ostici, di difficile gestione e di remoto utilizzo da parte degli utenti reali. Siti pienamente rispondenti a mille regole e protocolli si rivelano poi non rispondenti ne alle esigenze dei cittadini ne tanto meno a quelle dei turisti. Siamo sommersi da una quantità esagerata di local app, siti, rimandi e tutto ciò disorienta il 60% dei cittadini digitali. La domanda sorge spontanea. E’ possibile integrare usabilità accessibilità e protocolli? La buona notizia è che la risposta è SI, è possibile! E’ necessario modificare la visione delle cose e ragionare in ottica di integrazione: quello che serve che faccia IO, come soggetto proprietario e come posso integrarmi e utilizzare le risorse che la rete mi mette a disposizione, spesso a costi contenuti se non addirittura gratuitamente. Se io il mio processo di digitalizzazione si integra con 2 delle app della top 10 delle app mondialmente utilizzate: chrome e maps, massimizzo sicuramente i risultati.
Questo conferma che cercare di far concorrenza a Google, come sempre è stato, non è solo difficile: è semplicemente inutile, meglio farselo amico. Il perché è semplice: se il turista utilizzando lo strumento più usato al mondo per avere informazioni le trova,  probabilmente avrete raggiunto (anche inconsapevolmente) il vostro obiettivo: migliorare la sua esperienza.
E questa esperienza va ben al di fuori della solo presenza corretta di ogni ufficio, ogni dipartimento e ogni presidio della PA gestito e seguito dal proprio personale per garantire che il cittadino trovi informazioni corrette: passa dalla gestione sull’accessibilità dei parcheggi agli orari di apertura e chiusura di musei, biblioteche, palestre e pubblici esercizi. Perché garantire un’impeccabile e aggiornata informazione al cittadino in tempo reale è ormai diventato un dovere imprescindibile. Il Sindaco, ad esempio, deve essere sicuro che ogni sua decisione, presa magari in situazione critica, arrivi ai cittadini in tempo reale. Pensiamo ad esempio alla chiusura straordinaria di parchi e giardini per tutelare la sicurezza in una giornata con un vento inaspettatamente molto forte.
Ed è così che la PA scopre che segnalando come chiusa una certa strada, magari perché una manifestazione lo impone per poche ore, e poter dire che una certa area è diventata pedonale a Google impatta fortemente (e positivamente) sul traffico senza impegnare i vigili urbani. Peccato che troppo spesso in nessuna PA ci sia qualcuno incaricato di farlo: non facendolo il sistema maggiormente usato al mondo non lo sa e il vostro cittadino neanche. 

E vi tratteggio la versione semplificata per le piccole città: Google si sta sempre più integrando non solo nel supporto e nel controllo del traffico, elemento indispensabile da ottimizzare in qualsiasi grande città, ma anche nel calcolo e previsione del percorso delle consegne (o delle gite) in bicicletta, nella pianificazione degli spostamenti con mezzi pubblici e così via. Ed è il modello predittivo che insieme alla razionalizzazione della rete wifi hanno consentito a Venezia di poter fare la pianificazione dei flussi turistici e la creazione di offerte scontate  e promozioni per i “periodi di bassa”. Nel 2020 non si lavora più solo sull’interpretazione ma e soprattutto sulla pianificazione.


Senza arrivare da subito a tanta integrazione basta partire dalle basi, come molti Comuni hanno già fatto: fare un’attenta mappatura dei servizi territoriali, prenderne possesso sul sistema Gmaps, normalizzare con le informazioni effettive e relative ad orari e modalità di accesso ai servizi per poi affidarne la gestione al dirigente competente. In questo modo man mano ogni ufficio avrà sempre un referente delegato a gestire gli aggiornamenti e le eventuali eccezioni: questo garantirà un eccellente servizio al cittadino che potrà così interagire con la prima fascia di assistenza (la presa di un appuntamento ad esempio) con gli uffici senza bisogno di grandi strumenti o costose piattaforme.
Questo crea la base per costruire quel sistema di gestione facilmente integrabile con gli strumenti di lavoro dei dipendenti Comunali senza che sia mai visibile il loro nome: la biblioteca potrà rispondere o dare informazioni come Biblioteca Segrate ai cittadini anche se il dipendente si trova in smart working da casa sua in quel momento. Se questa filosofia viene man mano estesa a tutti i servizi connessi, a partire dai parcheggi pubblici alle varie attività direttamente gestite dal Comune, sarà possibile gestire in maniera organizzata e strutturata tutti questi flussi in maniera semplice ed efficace.


Il secondo capitolo della mini guida:

Come si inizia a rendere smart una città: secondo capitolo


 

Mauro Lattuada
Mauro Lattuada
Responsabile della parte progettazioni e impianti progetto e supervisioni impianti di domotica e sistemi IT da più di 15 anni. Testo e metto in campo nuove soluzioni per semplificare il controllo, il video controllo e la sorveglianza degli ambienti