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Geek in trip alla Biennale di Venezia
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Eventi 2012
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Questo è il periodo degli smartphone, della tecnologia alla portata di tutti, del wifi. E in questo mix di tecnologie ed applicazioni la sfida è quella di orientarsi, trovare dove indica l’ago della bussola, e percorrere il campo. Questo, però, non è un lavoro da principianti, ma da Geek, e quello che continua a mancare in Italia sono proprio loro. Si, perchè non basta saperne di tecnologia, non basta fare un po’ di marketing di se stessi e partecipare a due o tre convegni, e poi fare: si deve conoscere la materia. Così assistiamo giornalmente al balletto degli inesperti, quelli che non sanno cosa vuol dire OS ma decidono del futuro tecnologico di una città, gli esperti di finanza che applicano i dogmi del ‘75 alle tecnologie del domani e sperano di cambiare qualcosa. In particolare, citando Milano, abbiamo assistito nell’ordine prima alla messa in opera del wifi meno visibile d’Italia, con circa 200 hot spot che non si sa bene dove siano, senza un cartello, inaccessibili agli stranieri (sai, in epoca Expo, cosa ci interessano gli stranieri?) e senza un lontano disegno di progetto. Come per gli altri il sito (nonostante i 940.000 € di investimento) pare fatto da un ragazzino di terza media, e non c’è alcuna logica funzionale nei contenuti. Tra critiche e hot spot non attivi o collegati a ADSL più lente di quella di casa abbiamo assistito all’arrivo degli Open Data. Formati aperti, leggibili ed usabili da tutti, questa è la teoria. Sopratutto la teoria è che siano dati in costante aggiornamento, su fatti dinamici inerenti la città. Grandi sparate, interviste diffuse su twitter, ma la sostanza è che il Comune ha raccolto qua e la un po’ di dati che potevano essere considerati “open” (tipo la posizione delle antenne wifi), e li ha messi a disposizione così come se li è trovati su un sito dedicato agli sviluppatori che con questi dati ci faranno grandi cose. Così la pensano loro, diciamo, ma nella sostanza a noi progettisti sapere quante persone ci saranno a Milano nel 2030 interessa meno di zero, come in ogni altra città ci aspettiamo i dati tecnici degli incidenti, della criminalità, della presenza di ospedali  e mezzi di soccorso umano e veterinario, della  dislocazione dei punti di PS e cose del genere. Ma nessuno gli ha spiegato cosa sono e a cosa servono gli open data, evidentemente, ne sono andati ad impararlo. E non sono l’unico a pensarla così, pare.

Qui sta il più grande errore comportamentale e culturale del periodo: prendi uno che sembra bravo, mettilo li, fallo parlar bene e dire grandi cose e convincerai tutti che stai facendo un buon lavoro. Nel 2012, ci si aspetta invece che o ci si metta gente stra preparata e tecnicamente avanti, oppure che si prendano risorse e persone, le si formi, le si insegni tutto ciò che c’è da sapere e poi le si metta a fare quel lavoro stabilmente. Perchè mettere un dentista a costruire una ferrari, nella mia visione delle cose, non è una grande idea (e ce l’ha confermato anche la Minetti….), invece pare essere una costante dai tempi della Moratti ad oggi. Amici degli amici, bassissimo livello di preparazione, bassissimo livello del risultato, spese inutili e sprechi.

Così, per concludere, arriviamo ai giorni nostri, con la sperimentazione (che come al solito vede coinvolta ATM, che non so perchè preferirei impegnata  a far funzionare la metropolitana ed i bus e ad evitare incidenti, invece che coordinare una super architettura di gestione del logine del wifi o i sistemi di pagamento dei negozi del centro) dell’NFC. Sperimentare significa investire tempo e risorse, e in un mercato florido, in pieno sviluppo, con grandi cambiamenti economici e sociali il meglio che riusciamo a fare è infilare una carta di credito nel nostro telefono per pagare. Si noti bene che molte attività, le medio piccole, si stanno liberando per quanto possibile dei POS proprio a causa dell’altissimo importo determinato dalle provvigioni bancarie. Mettere la carta di credito nel cellulare, per di più, è come mettere carrozza e cavalli dentro la carrozzeria di una ferrari. Magari l’effetto estetico può anche essere gradevole, ma non avrà le performance e la competitività di una ferrari. In questo caso, in piena fuga di normali circuiti bancari, ci aspettiamo di obbligare la gente ad essere vincolata da un contratto con operatore (che già di per se, nella maggioranza dei casi, è un inizio di rapina) che a sua volta coordina un contratto con una carta di credito e una banca. Nel periodo storico in cui anche l’agenzia delle entrate potrà accedere alla nostra spesa di telefonia, noi gli serviamo l’accesso anche alla nostra carta di credito, alle nostre abitudini di spesa, e ai nostri “fatti privati” che diventeranno davvero di pubblico dominio. Non che con la sola carta di credito non lo fossero, quantomeno non stavano nelle mani delle telco, che di informazioni su di noi ne hanno a sufficienza.

Detto questo c’è poi da dire (anche se in molti mi criticano questa posizione) che ritengo la NFC una tecnologia ormai vecchia, il primo brevetto in materia è dell’83, e nel 2004 (8 anni fa, signori miei, 8) si è iniziato il vero sviluppo con Nokia, Philips e Sony. Se tre colossi (con relativi investimenti) non sono riusciti in 8 anni a diffonderne la presenza una spiegazione ci deve essere.
Se pensate a giochini come il Bluetooth vi dico che nel 1999 la Ericsson ha iniziato a diffonderne l’esistenza, e nel 2000 avevo in mano la prima cuffia (quella di Tomb Raider) e per conto di Virgilio ne testavo la funzionalità per capire se sarebbe stata interessante o inutile. Ai tempi mi prendevano per pazzo, mentre giravo con un Ipaq telefono con GPS in moto (il precursore dell’iPhone, nella foto) connesso senza fili e con la cuffia: un matto che parla da solo con una lucciola tra i ricci, dicevano. Queste tecnologie hanno un tempo di sviluppo rapidissimo, quando la richiesta ne permette la diffusione, e pochi mesi dopo i GPS venivano venduti stand alone con scheda di memoria e antenna integrata, e oggi sono praticamente in ogni auto e su ogni moto.
Per di più ormai esistono le app, nel caso specifico del pagamento quella più interessante per coincidenza l’ha fondata un ex collega di Virgilio, si chiama Vipera e permette pagamenti sicuri anche per le transazioni finanziarie, è uno standard nei paesi arabi ma in Italia nessuno l’ha capita.
Michele VianelloNon avremo mai una smart cities con questi ritmi, i vecchi dogmi e le vecchie tecnologie sono parte del passato e non avranno spazio nel presente, e se non iniziamo ad avere project manager veri, preparati, in grado di coordinare l’integrazione funzionale tra tutti questi elementi rischiamo il solito spreco di soldi e di risorse che abbiamo visto accadere in tante città americane. Caro Comune, iscrivi i tuoi dirigenti al prossimo evento di Michele Vianello (uno dei miei primi mentori su questi temi, che mi stimolano e mi interessano ma di cui sono solo un osservatore) e fai acquisire loro quel know-how che gli permette di fare delle scelte sensate, di fare ciò che serve e non ciò che si potrebbe fare. Lui l’ha fatto a Venezia e da anni gira come un “nomade” a spiegare, raccontare e istruire chiunque lo voglia ascoltare ed abbia qualcosa da imparare. Manda a scuola i tuoi dipendenti, insegnagli ad usare la mail al posto del fax, e fate evolvere questa città verso il 2015, perchè tanto ci arriviamo lo stesso al 2015, ma se continuiamo così l’unica economia che starà in piedi sarà lo scambio merci (oltre alle 4 aziende come ATM che stra finanziate per compiere questi grandi miracoli tecnologici che avete partorito fin’ora). Insomma come dice un mio amico, siate #Consapevoli (e leggete il suo libro)

Mauro Lattuada
Mauro Lattuada
Responsabile della parte progettazioni e impianti progetto e supervisioni impianti di domotica e sistemi IT da più di 15 anni. Testo e metto in campo nuove soluzioni per semplificare il controllo, il video controllo e la sorveglianza degli ambienti