Dal programma Smartfitness: le videolezioni
luglio 10, 2017

Il problema non è lo stress in sé, ma l’interpretazione che ne diamo. Non possiamo eliminare lo stress, ma possiamo imparare a rispondere in modo che non ci tolga entusiasmo, energia, serenità….Nel lungo termine consumiamo le nostre riserve di energia e riduciamo l’efficacia del sistema immunitario. Oltre ad ammalarci più facilmente, siamo affaticati, irritabili, con meno capacità di attenzione e concentrazione, a svantaggio delle nostre performances, ma anche delle nostre relazioni e del nostro senso di benessere.
E’ fisiologico che il nostro cervello, e quindi il corpo, reagiscano ai fattori di stress. Non solo: è anche utile, perché il sistema nervoso è programmato per difenderci da attacchi e minacce e i fattori di stress sono appunto minacce alle quali dobbiamo reagire velocemente (meccanismo attacco/fuga). Diventa però fondamentale discernere velocemente tra una minaccia letale, in cui l’organismo si deve attivare rapidamente per reagire, e un imprevisto, una scocciatura, un ostacolo superabili con la mente lucida e un corpo attivo e presente ma non teso. Fondamentale è mantenere un flusso fisiologico dei livelli di stress, senza che quest’ultimo ristagni nell’organismo e addirittura si cronicizzi. Per essere performanti senza soccombere all’ansia da prestazione occorre creare un dialogo tra le varie parti del cervello, quelle “emotive” e quelle preposte alla riflessione e lo si può fare attraverso il corpo, che è il ricevente di input e di informazioni registrate dal cervello.
Il modo più concreto è sintonizzarsi col proprio corpo e il suo paesaggio interiore, attraversare il naturale processo biologico che serve al corpo per digerire lo stress, con tutte le emozioni incluse nelle sensazioni fisiche.
Si tratta di un approccio somatico allo stress: concreto, pratico, individuale (non ci sono ricette pronte, è un fai-da-te che ti rende autonomo e autorevole verso te stesso). Se è vero che i nostri stili di vita sono in generale una grande fonte di elementi stressori, la buona notizia è che abbiamo le risorse interne per farvi fronte: il cervello è plastico e cambia in base alle esperienze, ciò significa che possiamo ri-cablarlo, che non siamo definiti una volta per tutte e che siamo anzi in continua elaborazione di risposte di adattamento. Se solo lo vogliamo. Se solo non cadiamo in automatismi che ci imprigionano in reazioni compulsive. Lo afferma la neuroscienza moderna, lo aveva intuito Moshe Feldenkrais, fondatore del Metodo omonimo di educazione somatica: il cervello cambia continuamente in base agli stimoli sensoriali, motori, cognitivi. Si tratta di un potenziale enorme a cui possiamo attingere, anche nella gestione dello stress, che poi di fatto è la gestione del nostro benessere.
Ciò è possibile perché, contrariamente a quanto si è creduto per molto tempo, il cervello cambia continuamente e per tutta la vita, si formano sempre nuove connessioni e si modifica la struttura interna delle sinapsi esistenti. Si chiama neuroplasticità.
La chiave di volta per il cambiamento, e per ricablare il sistema nervoso, è l’attenzione sensoriale, spazio per la consapevolezza e strumento per inviare nuove informazioni al cervello.
I giochi neurosensoriali e neuromotori basati sui principi del Metodo Feldenkrais stimolano la neuroplasticità e, di conseguenza, la flessibilità mentale, le abilità cognitive e mnemoniche, la creatività (problem solving).
Un concetto fondamentale del Metodo Feldenkrais per essere in salute e avere le risorse per rispondere ai fattori di stress è quello relativo allo spazio che riusciamo a creare e a mantenere all’interno del corpo (e della mente). Altrimenti emozioni, traumi, ansie ecc. si annidano nel corpo e ci bloccano in una situazione di allarme. Lo spazio ci permette al contrario di essere resilienti, adattabili, flessibili, vitali.

Come dimostrano i più recenti risultati della ricerca sul cervello, le esperienze vengono sempre radicate a livello cognitivo, emotivo e fisico contemporaneamente sotto forma di corrispondenti modelli di reazione (pensiero, emozione, corpo) e sono intrinsecamente legati. Pertanto, ogni tentativo successivo di migliorare la capacità umana di gestire e combattere lo stress mediante programmi di perfezionamento a livello cognitivo sarà inesorabilmente destinato a fallire, se non vengono contemporaneamente integrati i livelli emotivo e fisico. Un procedimento rivelatosi particolarmente idoneo a tal fine – essendo già impiegato con successo nella pratica da oltre 10 anni – è il Metodo Feldenkrais.

Così scrive il prof. dr. Gerard Huther, neurobiologo e capo del reparto Neurobiologische Grundlagenforschung della Clinica psichiatrica dell’Università di Gottinga.
Per imparare a sintonizzarsi con il corpo e ascoltare i segnali interni che indicano il naturale processo biologico ci vuole un po’ di tempo. E’ una sorta di allenamento, però semplice e anche piacevole, perché gli effetti li senti immediatamente.
Prova questi due esercizi neurosensoriali:

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